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Zeus, la piattaforma per gestire droni destinati a soccorso e protezione civile: un progetto sviluppato da b! SpA, in collaborazione con Eurolink systems e il sostegno del Consorzio Roma Ricerche.

GLI AMBITI DI IMPIEGO SONO I PIÙ VARI, DALL’ANTIBRACCONAGGIO ALLA RICERCA DEI DISPERSI, FINO ALLE OPERAZIONI DI CONTROLLO, SICUREZZA E PREVENZIONE, E TUTTI I CASI IN CUI SIA IMPOSSIBILE O PERICOLOSO INVIARE DEGLI UMANI.
Zeus (Zonal Emergency management with micro/mini Unmanned Systems) è un progetto tecnologico avanzato sviluppato da b! SpA, in collaborazione con Eurolink Systems e il sostegno del Consorzio Roma Ricerche. Si tratta di una piattaforma innovativa, tutta italiana, che integra flotte di droni di nuova concezione chiamati Mercurio (Mobile Extended Range Convertible Unmanned Reconnaissance & Identification Operator), in un sistema di raccolta e divulgazione delle informazioni, gestito da una console di comando multimediale denominata Olimpo (On Line Interactive Multi-Purpose Orchestrator).
Il drone Mercurio è un convertiplano multi rotore con doti di trasformismo. In pratica il dispositivo integra delle eliche capaci di ruotare su un’asse e consentire sia il decollo verticale che il volo in orizzontale. “Il vantaggio è che il velivolo sale in spazi limitati: una volta raggiunta la quota desiderata si converte e, sfruttando l’aerodinamica, può restare in volo fino a 3 ore, con un raggio operativo di 30 km”, dice Massimiliano Malerba, manager di b! e capo progetto ZEUS. Nonostante Mercurio sia in grado di coprire una tale distanza, è bene ricordare che voli di ricognizioni del genere, potrebbero essere autorizzati dalle autorità competenti solo in casi di effettiva emergenza. In Italia, infatti, da qualche settimana è entrato in vigore il Regolamento dell’Enac sugli ‘Aeromobili a Pilotaggio Remoto’, comunemente chiamati droni. Il testo mette ordine in una materia che da una parte all’altra dell’Oceano, sta suscitando non poche polemiche, e, tra i vari punti, stabilisce l’obbligo del ‘volo a vista’. In pratica gli operatori non possono fare allontanare i droni oltre un raggio di 500 metri. Tornando a Zeus, l’altro punto di forza del progetto è Olimpo: “Si tratta di una console di comando innovativa, con un motore di gestione che risiede nel cloud, che, proprio come siamo abituati a fare con un tablet, si gestisce sfiorando una superficie digitale, grande da pochi pollici fino a molti metri secondo necessità”, spiega Malerba. Olimpo fonde i dati trasmessi dai droni e le informazioni prese da fonti esterne, come altri sensori dislocati sul territorio, database, modelli 3D e di analisi predittiva, consentendo all’operatore di avere una visione georeferenziata e multilivello di una certa zona e situazione. “La piattaforma consente anche di tenere chat aperte per lo scambio di informazioni tra gli operatori in loco, e ciò la rende particolarmente utile per le azioni della Protezione Civile e anche più economica e efficiente dell’impiego di elicotteri”, aggiunge Malerba. Immaginiamo un incendio: i droni sorvolano l’area colpita e le squadre vicino al muro di fuoco possono chiedere all’operatore di spostare il drone per vedere in che direzione si stanno estendendo le fiamme e a quale velocità, in modo da poterle aggirare e bloccare. Ma il sistema deve sottostare alle norme stabilite dall’Enac per il volo di apparecchi senza pilota: solo volo a vista e a non più di 500 metri Massimo Malerba manager di “b!” e capo del progetto Zeus.